Pochi sanno che l'etnia Ruc è stata una delle ultime comunità a vivere in totale isolamento in Vietnam. Prima del 1959, vivevano pressoché separati dal mondo moderno tra le foreste primordiali del Parco Nazionale di Phong Nha – Ke Bang, tramandando uno stile di vita basato sulla caccia e sulla raccolta praticato per centinaia di anni. I Ruc trovavano rifugio in grotte rocciose, ripari sotto la roccia o ai piedi dei monti, vicino a sorgenti naturali che scaturivano dal cuore carsico della montagna. Proprio queste fonti d'acqua – denominate localmente "ruc" – hanno dato origine al nome di questa etnia.

La loro sopravvivenza dipendeva interamente dalla natura. Il sostentamento principale consisteva in igname selvatico, amido ricavato dalla palma da zucchero, pesci di torrente, lumache di roccia e piccoli animali cacciati nella giungla. Non conoscevano l'agricoltura, non avevano villaggi stabili e conservavano antiche usanze come l'accensione del fuoco mediante pietre focaie e ferro, impiegato per scaldarsi, proteggersi dai predatori e allontanare gli insetti. Verso la fine del 1959, durante una pattuglia, le Guardie di Frontiera di Ca Xeng scoprirono la comunità Ruc che dimorava negli anfratti rocciosi. Dopo mesi di mediazione e incoraggiamento, i primi 11 nuclei familiari, per un totale di 34 persone, lasciarono la giungla per stabilirsi nella valle di Ruc Lan. Questo evento ha segnato una svolta fondamentale, aprendo la via all'integrazione di una comunità che rischiava l'estinzione.
Secondo gli studiosi, i Ruc sono discendenti dell'antico ceppo protoviet-muong, appartenente alla famiglia linguistica austroasiatica. Ancora oggi sono considerati una delle comunità che custodisce straordinarie testimonianze culturali arcaiche, arricchendo il multiforme mosaico culturale della provincia di Quang Binh.




