Quando i capelli si tinsero d'argento e gli anni della guerra si allontanarono progressivamente, il Generale iniziò a pensare al luogo in cui avrebbe fatto ritorno. Si racconta che una volta rimase in silenzio sotto le fronde del Viet Bac, dove i giorni della resistenza recavano ancora l'impronta dei suoi passi. Guardò verso il Nord-Ovest, dove la figura dello Zio Ho sembrava aleggiare ancora. Ma nel profondo del suo cuore, Quang Binh, la terra del vento caldo del Laos e della sabbia bianca dove era nato e cresciuto, continuava a chiamarlo incessantemente.

Ogni volta che tornava al suo paese natio, i suoi occhi brillavano come quelli di un bambino. Le stradine del villaggio, i campi aridi, tutto sembrava abbracciarlo, ricordandogli che la terra natale è il luogo a cui appartiene il cuore. E così partì, cercò, per scegliere un luogo che non fosse soltanto un'ultima dimora, ma anche il rifugio in cui custodire il proprio amore per la patria.
Nel 2006, il Generale giunse a Vung Chua - Dao Yen. Senza clamore né cerimonie, c'erano soltanto lui, il mare e le onde a cantare una ninna nanna. Sua figlia, la signora Vo Hanh Phuc, ha raccontato che suo padre rimase a lungo in piedi, con lo sguardo rivolto verso Dao Yen in lontananza, prima di annuire lievemente. Fu quello il momento in cui scelse questo luogo, non con la ragione, ma con tutto il cuore.
Vung Chua non è sfarzosa né opulenta, ma possiede l'anima della terra natia e la voce dolce delle onde, simile a una ninna nanna materna. Il Generale lo ha visto, lo ha percepito e ha compreso: era proprio lì che desiderava trascorrere i suoi ultimi giorni, per fondersi per sempre con il cielo e la terra delle sue origini.


